lunedì 4 aprile 2016

Porto di Mare: un nuovo inizio Sfrattate le imprese abusive

http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/16_aprile_04/porto-mare-nuovo-inizio-rom-6bea60f8-f9ce-11e5-91c9-425ed3b43648.shtml


Il Comune ha vinto l’ultima — la dodicesima — causa intentata da chi ha cercato di resistere al nuovo corso. Sgomberati uno dopo l’altro i tre immensi campi rom, che si erano insediati alle spalle delle aree produttive — smaltitori, carrozzieri, demolitori, riciclatori di rifiuti, attività di sabbiatura dei metalli —, e sgomberati gli occupanti abusivi di una cascina del ‘700, teatro anch’essa di affari illeciti, può decollare il piano di bonifica. Oggi chi lascia la via San Dionigi e si avventura nel bosco al limitare dei campi troverà un paesaggio spettrale: sono ancora visibili i segni degli incendi appiccati durante gli sgomberi degli accampamenti. La testa del fontanile è un lago inquinato. E per evitare future occupazioni, sono state scavate e poi allagate trincee nei campi. Come in una guerra.
Porto di Mare, lo ricordiamo, è quell’immensa area alla periferia Est della metropoli, per due terzi ancora verde, che connette i quartieri Rogoredo e Santa Giulia alla Valle dei Monaci e Chiaravalle. Si pensò di trasferire qui il Palazzo di Giustizia insieme al Carcere San Vittore e realizzare la cittadella della giustizia. Qualcuno la candidò ad ospitare, invece, una cittadella dello sport. L’ultima proposta, cestinata come le altre, fu di trasferirvi l’Ortomercato. E mentre il dibattito politico si accendeva, Porto di Mare diventava sempre più un luogo inavvicinabile. Un autentico Far West. Un minestrone con capannoni abusivi a fare da cornice a campi da calcio e da tennis frequentati dai ragazzini dei vicini quartieri Corvetto e Mazzini e nel grande prato al di là dei capannoni anche un Club di aereo-modellismo. E a coronare il quadro, non poteva mancare una discoteca, il Karma, che ha occupato ripetutamente le cronache, fino all’ultima inchiesta della magistratura che ne ha decretato il sequestro.
Il Comune è entrato a gamba tesa sul caso Porto di Mare quattro anni fa. A segnare la svolta è stata la messa in liquidazione del Consorzio canale navigabile Milano Cremona Po, proprietario di una porzione — 360 mila metri quadrati — di Porto di Mare, rilevata dall’amministrazione per 9 milioni di euro. Era il novembre 2013 e l’allora assessore all’Urbanistica Ada Lucia De Cesaris iniziò il complesso lavoro di censimento della cittadella degli abusivi cresciuta fuori da ogni controllo lungo le vie Fabio Massimo e San Dionigi. Alessandro Balducci, che ha preso le resini dell’assessorato lo scorso luglio, è determinato a portare a termine il progetto di «rigenerazione». «Sono iniziati i carotaggi e per la bonifica l’amministrazione aveva trattenuto 3,5 milioni di euro dovuti al Consorzio — spiega —. Ci sono voluti due anni per mappare questo territorio, insieme alla Polizia Locale. Infine abbiamo proposto alle attività che avevano i requisiti per regolarizzarsi, una ventina in tutto, un contratto regolare di affitto. Solo cinque hanno accettato. Altri 12 hanno fatto causa». Il Comune ha vinto tutte le cause. Fino all’ultimo grado di appello. Gli abusivi stanno lasciando l’area.
Vinta anche la battaglia con la famiglia lodigiana che occupava cascina Nosedo ed era un tassello importante della rete illegale cresciuta a Porto di Mare. «Cascina Nosedo diventerà il Centro per l’innovazione nel mondo agricolo e la produzione di cibo, eredità di Expo», precisa Balducci. Le saranno attribuiti terreni — parte delle «aree d’oro» dell’attiguo Parco Sud — dei quali il Comune è rientrato in possesso. Il masterplan dovrà inserire «residenza sociale, di cui c’è grande bisogno — conclude Balducci — e dove c’è l’ex discarica possiamo pensare di mantenere una funzione di tipo produttivo, per esempio la produzione di biomasse».